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Non di sola carta. Prendersi cura degli archivi orali

L’IRSIFAR invita a partecipare al seminario Non di sola carta. Prendersi cura degli archivi orali che si svolgerà on-line martedì 27 ottobre, ore 10-13, in occasione della Giornata mondiale per il patrimonio audiovisivo istituita dall’UNESCO.

L’incontro è legato al Censimento degli archivi sonori e audiovisivi nella rete degli istituti della Resistenza, un progetto nato dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale Parri e l’Associazione Italiana di Storia Orale e curato da Irene Bolzon, Igor Pizzirusso, Elisa Salvalaggio e Sara Zanisi, al quale ha aderito anche il nostro Istituto, con cura di Francesca Socrate e Giulia Zitelli Conti.

Non di sola carta. Prendersi cura degli archivi orali

Programma

10.00 – Apertura dei lavori e saluti di Carlo Birrozzi, Direttore ICBSA

10.15-11.15 – La digitalizzazione degli archivi orali in Italia: un intervento urgente e indifferibile

Introduzione di Alessandro Casellato (AISO – Università Ca’ Foscari Venezia)

Interventi di Paolo Masini (Presidente Museo dell’Emigrazione Italiana), Laura Moro (Dirigente Generale Istituto Centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio Culturale – Digital Library), Valdo Spini (Presidente Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane)

Intermezzo e pausa: in ascolto

11.30-12.00 – Perché un “Vademecum per il trattamento delle fonti orali”

Interventi di Silvia Calamai (AISV – Università di Siena), Maria Francesca Stamuli (Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana)

12 – Interventi e domande dei partecipanti e del pubblico collegato

13 – Chiusura dei lavori

Il seminario si svolgerà on line, su piattaforma zoom fornita dall’ICBSA, al seguente indirizzo:

https://zoom.us/j/6113429448?pwd=dkFYMkt5OUJ5TE1LV0FiazdBeXVWUT09

ID riunione: 611 342 9448

Passcode: 5YNcfS

Il seminario è promosso da:

Associazione Italiana Storia OraleAssociazione Italiana Scienze della VoceAssociazione Nazionale Archivistica ItalianaIstituto Centrale per gli ArchiviIstituto Centrale per i Beni Sonori ed AudiovisiviIstituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le informazioni bibliograficheIstituto Centrale per il Catalogo e la DocumentazioneIstituto nazionale Ferruccio Parri-Rete degli istituti di storia della Resistenza e dell’età contemporanea, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”Fondazione ISECIstituto di Linguistica Computazionale “A. Zampolli” del Consiglio Nazionale delle Ricerche, CLARIN ItaliaCentro di Sonologia Computazionale dell’Università degli Studi di PadovaDirezione Generale ArchiviSoprintendenza Archivistica e Bibliografica della ToscanaSoprintendenza Archivistica e Bibliografica del Piemonte e della Valle d’AostaUniversità degli Studi di Siena, Università di Venezia Ca’ Foscari 

con la partecipazione di:

Associazione delle Istituzioni di Cultura ItalianeFondazione G. Di Vittorio – Coordinamento nazionale biblioteche e archivi della CGIL, Museo storico della Liberazione di Via Tasso

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Note di storia | “Che colpa abbiamo noi”. Giovani e musica verso il Sessantotto

Come si arrivò allo scoppio della Rivoluzione del Sessantotto?

IRSIFAR propone, agli insegnanti e agli studenti, un video nel quale, a partire dall’analisi della canzone “Che colpa abbiamo noi” (Rokes, 1966), si cerca di dare una risposta a questo interrogativo.

Ovviamente si tratta di uno spunto di riflessione, che tocca in modo superficiale la complessità dell’argomento. Per approfondirlo vi invitiamo a

  1. Banti, Wonderland, Laterza, Roma-Bari, 2017
  2. Cavallo, Iaccio (a cura di), Penso che un sogno così non ritorni mai più. L’Italia del miracolo tra storia, cinema, musica e televisione, Liguori, Napoli, 2016
  3. Fasce, La musica nel tempo. Una storia dei Beatles, Einaudi, Torino, 2018
  4. Giachetti, Anni Sessanta, comincia la danza, BFS, Pisa, 2002

Note di storia | "Che colpa abbiamo noi". Giovani e musica verso il Sessantotto 🎹Come si arrivò allo scoppio della Rivoluzione del Sessantotto?IRSIFAR propone, agli insegnanti e agli studenti, un video nel quale, a partire dall'analisi della canzone "Che colpa abbiamo noi" (Rokes, 1966), si cerca di dare una risposta a questo interrogativo.Ovviamente si tratta di uno spunto di riflessione, che tocca in modo superficiale la complessità dell'argomento. Per approfondirlo vi invitiamo a- visitare, nel nostro sito, la mostra "Sessantotto di carta" https://www.irsifar.it/2018/03/10/il-68-di-carta-le-parole-le-idee-e-le-speranza-di-quellanno-nellarchivio-memoria-di-carta/- leggere questi libri:Banti, Wonderland, Laterza, Roma-Bari, 2017;Cavallo, Iaccio (a cura di), Penso che un sogno così non ritorni mai più. L’Italia del miracolo tra storia, cinema, musica e televisione, Liguori, Napoli, 2016;Fasce, La musica nel tempo. Una storia dei Beatles, Einaudi, Torino, 2018;Giachetti, Anni Sessanta, comincia la danza, BFS, Pisa, 2002.- scoprire i documenti del ricchissimo fondo "Memorie di carta" dell'Archivio IRSIFAR https://www.irsifar.it/archivio/

Pubblicato da Irsifar Roma resistente su Mercoledì 20 maggio 2020

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Quartieri resistenti| Passeggiata attraverso Ostiense Testaccio, tra storia e memoria

di Irene Ranaldi

Una passeggiata attraverso Ostiense e Testaccio, tra storia e memoria leggendo targhe e ascoltando i ricordi di chi ha combattuto per la liberazione di Roma sopportando fame e miseria. Interrogando i luoghi, essi parlano ancora per noi.

Mussolini a Campo Testaccio

Credits foto: R. Lucignani e autori vari “Testaccio dove batte più forte er cuore dei romani”, Gangemi, Roma 2009

Credits musica: “Roma città persa” testo e musica di Ludovica Valori ed esecuzione dal vivo dei “Traindeville”

Bibliografia:

I.Ranaldi, Testaccio da quartiere operaio a village della capitale”, Franco Angeli, Milano, 2012

Asor Rosa, L’alba di un mondo nuovo, Einaudi, Torino, 2002

Irsifar, Roma durante l’occupazione nazifascista, Franco Angeli, Milano, 2009 (le due storie di vita citate, sono pubblicate qui a mia cura nel capitolo “Testaccio”)

Katz, Roma città aperta, Il Saggiatore, Milano, 2003,

C.M. Travaglini, Un patrimonio urbano tra memoria e progetti. Roma. L’area Ostiense-Testaccio, Catalogo della mostra, Croma, Roma, 2004
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Racconti resistenti | Una lettura da “Un anno a giugno”

di Anna Balzarro

Dopo lo sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944 la prospettiva insurrezionale sembra vicina.
In questo clima di speranza le iniziative contro gli occupanti acquistano nuova spinta: il 29 gennaio uno sciopero generale, indetto dalle organizzazioni antifasciste romane, è finalizzato a bloccare ogni attività didattica.
Davanti al liceo “Dante Alighieri” di Via Ennio Quirino Visconti, in Prati, un gruppo di studenti capeggiato da Vincenzo Lapiccirella, Carlo Lizzani e Massimo Gizzio inizia una manifestazione.
Secondo la testimonianza rilasciata a Cesare De Simone da Marisa Gizzio, il fratello Massimo studente di legge di 18 anni e mezzo, nel corso di quella giornata viene colpito alle spalle dai militi fascisti di “Onore e combattimento”. Morirà in ospedale alcuni giorni dopo. (Roma città prigioniera. I 271 giorni dell’occupazione nazista 8 settembre ’43 – 4 giugno ’44, Mursia 1944, p. 77).
Alla manifestazione del “Dante” e alla morte di Gizzio è ispirato un brano tratto dal romanzo di Anna Balzarro Un anno a giugno, in uscita con dei Merangoli Editrice che potete ascoltare qui.

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Quartieri resistenti | Piazza Bologna. Antifascismo in un quartiere fascista

di Eva Masini

Le origini del movimento Scintilla e il contributo del corpo della Guardia di finanza alla Resistenza romana. Il comando del V Gap e il territorio come retrovia organizzativa di azioni partigiane. Guardare all’opposizione al nazifascismo dall’angolazione di un quartiere di ceto medio nato nel cuore degli anni del regime fascista e, più o meno intimamente, identificato con esso.



Bibliografia di riferimento

Strazzera Perniciani, Umanità ed eroismo nella vita segreta di Regina Coeli, Roma, Azienda libreria Amato, 1950.

Masini, Piazza Bologna. Alle origini di un quartiere “borghese”,Milano, Franco Angeli, 2009.

Masini, Occupazione e Resistenza in un quartiere di ceto medio, in IRSIFAR (a cura di), Roma durante l’occupazione nazifascista, Milano, Franco Angeli, 2009.

Raponi, Scintilla nella Resistenza romana, Roma, Edizioni Associate, 2010.

Mogavero, I muri ancora ricordano… Epigrafi, monumenti e memorie della guerra e della Resistenza a Roma (1924-1945), Bolsena, Massari editore, 2016.

Immagine in evidenza: Il palazzo postale di Ridolfi in costruzione.
Immagine nel testo: La caserma Piave in viale XXI aprile, dopo il bombardamento del 10 marzo 1944.
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Maria Michetti, una donna nella Resistenza romana

di Donatella Panzieri

Tra le partigiane romane merita un ricordo Maria Michetti per la sua Resistenza “di genere”.

la pagella di Maria Michetti

Nata nel 1922, di famiglia borghese non fascista, dal 1936 è studentessa del Liceo Visconti dove alcuni suoi autorevoli professori, che pure portano il distintivo del partito, sono contrari al regime e contribuiscono alla sua formazione critica.

Maria ha la sua prima, netta presa di coscienza, quando nel 1938 vede scomparire dalla sua classe alcuni compagni ebrei per effetto delle leggi razziali.

Nel 1940 con l’entrata in guerra dell’Italia in lei crescono l’avversione al fascismo e la volontà di fare qualcosa “contro”, che trova uno sbocco nel contatto con alcuni militanti del partito comunista. La diffusione del foglio clandestino de “l’Unità” è la prima attività antifascista di Maria, che la porta poi nei nove mesi dell’occupazione nazista alla partecipazione alla Resistenza, inserita in una delle zone nelle quali Roma è stata divisa dall’organizzazione comunista. La sua comprende Trastevere e vaste zone limitrofe. Maria ha il ruolo di staffetta e tutte le mattine va dall’abitazione di famiglia situata nella remota periferia del Casaletto , zona Portuense , fino al centralissimo Borgo dove il responsabile cittadino del partito ha una base segreta. Maria va a prendere notizie, ordini, che poi deve trasmettere attraverso una serie di appuntamenti con altre ed altri partigiani in vari luoghi della città. L’altro suo compito è quello di fare il “lavoro di massa” tra le donne di Trastevere, in particolare le operaie del tabacchificio di Piazza Mastai, poi di Trionfale, della Magliana per sollecitare forme di opposizione ai nazifascisti.      

Tra le donne Maria fa le prime prove della sua esperienza politica, partecipando con altre studentesse ad una vera e propria scuola di partito, tenuta dalla comunista Egle Gualdi, operaia carcerata e confinata, poi fuoriuscita in Francia e tornata a Roma dopo la caduta del regime. Maria impara da lei come scrivere un volantino, come parlare alle donne dei rioni, impara quali siano le regole da seguire nell’attività cospirativa ed in quella di massa.       

Quando alla fine di marzo del ’44 le autorità occupanti naziste riducono la razione giornaliera pro capite di pane da 150 a 100 grammi e quando per reazione iniziano le prime spontanee manifestazioni di protesta davanti ai forni, le ragazze partigiane come Maria si impegnano affinché la protesta sia organizzata, abbia anche una valenza politica antinazista e antifascista. Per questo Maria racconterà di avere fatto, prima delle molte azioni contro i forni ed i magazzini di farina

nelle case, nelle cucine, nelle camere da letto moltissime piccole riunioni di donne, donne parenti, donne amiche tra loro, donne che si fidavano l’una dell’altra. Riunioni nelle quali potevano parlare e da questo piccolo gruppo traevano la forza di uscire di casa, di esporsi, agire, dimostrare la loro volontà di vita!  Parole di donne, esperienze di donne, che lì hanno cominciato a parlare, che molto spesso, senza più uomini dentro la loro casa hanno cominciato ad acquistare il senso del proprio valore, la consapevolezza che la loro vita aveva un valore.

Dopo l’arrivo degli americani a Roma, il 4 giugno 1944, Maria continua il lavoro politico tra le donne romane nel partito comunista e nell’Unione donne italiane, l’UDI, fondata a settembre 1944 nell’Italia liberata come grande organizzazione di massa che possa abbracciare tutte le donne con la sola pregiudiziale dell’antifascismo, nello spirito del CLN.

immagine tratta dagli Archivi dell’UDI

Maria diventa una dirigente molto popolare nei rioni che ha instancabilmente percorso da partigiana ed anche nelle borgate come la Valle dell’Inferno alle prese con gli enormi disagi del dopoguerra.

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Quartieri resistenti | Nel nido di vespe

di Anna Balzarro

La lente di ingrandimento sui quartieri consente di capire le tante realtà di cui è composta la Resistenza romana. Divisa in 8 zone partigiane, Roma vive più forme di opposizione all’occupante che vanno dalla resistenza armata, al lancio di chiodi a quattro punte lungo le principali vie di comunicazione che portano al fronte, o all’aiuto verso chi è costretto a nascondersi. Se questo è visibile in tutta la città, tuttavia è nei quartieri popolari che si colgono con particolare vivezza le molteplicità di aspetti che nascono, tra l’altro, dall’intreccio tra lotta organizzata e ribellione spontanea.

Ma la partecipazione alla resistenza lascia un segno anche nella fisionomia futura di quei quartieri.

Ancora oggi se ci inoltriamo per il Quadraro, quartiere della periferia sud-est della città a ridosso della via Tuscolana, ci accorgiamo che la Resistenza e il rastrellamento del 17 aprile del 1944, che costò la deportazione di diverse centinaia di uomini in campi di lavoro, hanno lasciato tracce indelebili.

 


Vignette di Vauro tratte dei cartoncini invito per il 59esimo e il 60esimo anniversario del rastrellamento del Quadraro (aprile 2003 / aprile 2004).
Quartieri resistenti: nel nido di vespe del Quadraro

Ancora oggi se ci inoltriamo per il Quadraro, quartiere della periferia sud-est della città a ridosso della via Tuscolana, ci accorgiamo che la Resistenza e il rastrellamento del 17 aprile del 1944, che costò la deportazione di diverse centinaia di uomini in campi di lavoro, hanno lasciato tracce indelebili.

Pubblicato da Irsifar Roma resistente su Domenica 26 aprile 2020
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25 aprile 2020

di Paola Carucci

Questa iniziativa dell’Istituto nazionale “Ferruccio Parri” di celebrare il 75° anniversario della Liberazione coinvolgendo tutti gli istituti della rete – nonostante le condizioni eccezionali che stiamo vivendo – mi ha fatto tornare alla mente le celebrazioni del 2005, in cui vennero organizzate conferenze nelle principali città, seguendo da sud a nord, come recitava il titolo, “Il percorso della Libertà”, che si concludeva a Milano con un appassionato intervento dell’allora presidente dell’INSMLI, Oscar Luigi Scalfaro, davanti a una vastissima platea di studenti.

Roma, il cui status di “città aperta” non fu rispettato né dai tedeschi né dagli Alleati, dopo l’armistizio non fu solo occupata dai tedeschi come quasi tutto il resto del territorio nazionale, ma perse anche il ruolo di Capitale e ogni riferimento istituzionale con la fuga del re e del governo a Brindisi, lasciando senza difesa la città, ove solo gruppi di civili e di militari si opposero valorosamente alle truppe tedesche. Né operavano più nella città i ministeri e gli enti pubblici, simbolo del potere centrale e della Roma impiegatizia, ridotti a uffici stralcio degli organi di governo trasferiti e dislocati in varie città del nord: funzionari e impiegati furono sottoposti all’invito pressante, poi minaccioso – in parte non eseguito – di trasferirsi al nord. Assunse un ruolo importante l’ufficio politico affidato nel gennaio 1944 al questore Pietro Caruso, proveniente dalla Milizia, mentre imperversavano nella città la banda Koch e la banda Perrone, che si distinsero per le persecuzioni ai romani, particolarmente agli ebrei, i quali già avevano subìto il dramma del rastrellamento del 16 ottobre, da parte degli occupanti, e la massiccia deportazione ad Auschwitz.

Numerosi furono gli interventi di resistenza armata, soprattutto ad opera dei GAP, anche se diverse furono le reazioni nei quartieri della città, studiati nel corso degli anni per le loro peculiarità, operazione necessaria anche per ricomporre un quadro d’insieme. Emersero anche forme molteplici di resistenza non armata. La comunità nel suo complesso conobbe le difficoltà degli approvvigionamenti, la fame e la borsa nera che, specie nei quartieri più poveri, determinarono l’assalto ai forni, ad opera soprattutto delle donne. La presenza dei tedeschi creava uno stato diffuso di paura, acuito dal coprifuoco, dal rischio effettivo delle delazioni per quanti nascondevano in casa un ebreo, un renitente alla leva o un militare, dai frequenti bombardamenti degli Alleati, dalla snervante attesa del loro ingresso nella città, incautamente ritenuto prossimo subito dopo lo sbarco di Anzio. Il nome di via Tasso suscita ancora una percezione di terrore nei romani di età più avanzata.

Gran parte della popolazione, e non solo i cattolici, trovava un punto di riferimento nel papa, o meglio nel vescovo di Roma. La presenza del Vaticano e di molti edifici pontifici disseminati nella città contribuiva a difendere dai bombardamenti, ma esisteva anche una rete di assistenza e accoglienza – per quanti temevano per la loro vita a causa dell’appartenenza “razziale”, o per ragioni civili e politiche – che era offerta dai numerosi conventi e istituti religiosi presenti nella città. Il comportamento del papa – dai contemporanei percepito come protettivo, ma non esente da ambiguità come è emerso dalla storiografia successiva – potrà essere ulteriormente approfondito ora che sono stati aperti al pubblico gli archivi del suo pontificato, anche se è già nota una serie di documenti della S. Sede sul periodo bellico. Pio XII mantenne relazioni diplomatiche con gli Alleati e con i tedeschi e si fece interprete di un’”imparzialità”, finalizzata ad evitare lo scontro armato per la liberazione della città. Anche alcuni dei partiti antifascisti del CLN, costituito il 9 settembre, erano contrari allo scontro, mentre i partiti di sinistra avevano subìto gravi e numerosi arresti negli ultimi mesi. Inoltre poteva costituire un freno anche il drammatico epilogo alle Fosse Ardeatine dell’attentato di via Rasella.

A Roma, dunque, venne intrapresa un’attività politica tesa al recupero del suo ruolo di Capitale su nuove basi democratiche e istituzionali, accompagnata da una diffusa stampa clandestina. Il CLN centrale chiese, in un ordine del giorno del 16 ottobre, la costituzione di un nuovo governo espresso dalle forze antifasciste, che doveva assumere tutti i poteri costituzionali dello Stato, condurre la guerra a fianco degli Alleati e convocare, dopo la Liberazione, un’Assemblea costituente per decidere la forma istituzionale dello Stato. Non è qui il caso di ripercorrere questo cammino, segnato dal congresso di Bari e dalla “svolta di Salerno”. Dalla situazione che ne seguì il re nominò, al momento della Liberazione della città, luogotenente del Regno il figlio Umberto, che entrò nella Capitale al seguito degli Alleati, pensando forse di salvare così la monarchia. Ma il governo Bonomi, subito instaurato con i sei partiti antifascisti, ricevette l’investitura dal CLN centrale e non dal luogotenente, segno evidente della volontà di rottura della continuità istituzionale, e con la prima “Costituzione provvisoria” del 25 giugno, riprendendo i punti del citato ordine del giorno, avviò il percorso che porterà alla Costituente.

Un ulteriore aspetto, infine, è stato di recente affrontato dall’ampia e approfondita ricerca sulla liberazione di Roma di Gabriele Ranzato, che analizza a fondo anche le ragioni della “mancata insurrezione” e ripercorre puntualmente ogni aspetto della Resistenza romana. Ranzato colloca l’analisi dei nove mesi di occupazione nel contesto generale della guerra, evidenziando anche le divergenze tra inglesi e americani sulla conduzione delle operazioni, l’inefficienza dei servizi segreti, la scarsa comunicazione tra gli Alleati e la Resistenza romana e le ragioni della reciproca incomprensione, l’obiettivo degli americani di liberare la prima Capitale dell’Asse in anticipo rispetto allo sbarco in Normandia e la volontà del generale Clark di entrare, come liberatore, a Roma.


Immagine in evidenza: rielaborazione grafica a cura di Andrea Sangiovanni di uno stralcio di lettera scritta da Enrica Filippini Lera e Vera Michelin Salomon al Comando n. 1 Special Force il 29 settembre 1945, conservata presso The National Archives (Londra).
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Video Resistenti | La Resistenza degli Internati Militari Italiani

di Agostino Bistarelli

Mentre le regioni del nord Italia si stavano liberando in armi, altri italiani erano costretti a subire ancora le vendette naziste: penso a Treuenbrietzen, dove 127 soldati italiani furono falciati dai tedeschi in fuga. O ai più di cento impiccati a Hildesheim a fine marzo. O ancora alle decine fucilate a Bad Gandersheim.

Aspettando il #25aprile2020#raccontiamolaresistenza anche delle centinaia di migliaia di soldati e ufficiali che a lungo non hanno avuto un racconto: quella categoria degli schiavi di Hitler denominati Internati militari italiani. È ancora necessario parlarne perché, se pure compresi nella legge istitutiva del giorno della memoria ancora la loro vicenda non è pienamente riconosciuta: basta pensare al processo di risarcimento intentato da alcuni ex IMI contro la Germania e che ha visto il nostro Stato schierarsi con quest’ultima contro le loro ragioni.

Nei Lager il loro No alla Rsi e ai nazisti è stata una Resistenza a tutto tondo e nell’internamento, nella maturazione imposta dalle dure condizioni determinata da quella scelta, possiamo anche trovare le basi di quella che sarà l’Italia democratica

La resistenza degli Internati Militari Italiani

Mentre le regioni del nord Italia si stavano liberando in armi, altri italiani erano costretti a subire ancora le vendette naziste: penso a Treuenbrietzen, dove 127 soldati italiani furono falciati dai tedeschi in fuga. O ai più di cento impiccati a Hildesheim a fine marzo. O ancora alle decine fucilate a Bad Gandersheim. Aspettando il #25aprile2020, #raccontiamolaresistenza anche delle centinaia di migliaia di soldati e ufficiali che a lungo non hanno avuto un racconto: quella categoria degli schiavi di Hitler denominati Internati militari italiani. È ancora necessario parlarne perché, se pure compresi nella legge istitutiva del giorno della memoria ancora la loro vicenda non è pienamente riconosciuta: basta pensare al processo di risarcimento intentato da alcuni ex IMI contro la Germania e che ha visto il nostro Stato schierarsi con quest’ultima contro le loro ragioni. Nei Lager il loro No alla Rsi e ai nazisti è stata una Resistenza a tutto tondo e nell’internamento, nella maturazione imposta dalle dure condizioni determinata da quella scelta, possiamo anche trovare le basi di quella che sarà l’Italia democratica(Agostino Bistarelli)

Pubblicato da Irsifar Roma resistente su Mercoledì 22 aprile 2020


Immagine in evidenza: fotogramma tratto da http://www.imidoc.net/it/
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L’Annale IRSIFAR 2011

Indice

LE OLIMPIADI DEL “MIRACOLO” CINQUANT’ANNI DOPO

  • Le Olimpiadi nell’Italia che cambia, di Francesco Bonini
  • Il ‘piano regolatore’ delle Olimpiadi, di Italo Insolera
  • Per Roma Sessanta. Il sogno e la volontà di Roma olimpica, di Francesca Mazzarini
  •  Andreotti, Roma, l’Olimpiade, di Leopoldo Tondelli

Dal premio “Nicola Gallerano”

  • Comunità e fascismo repubblicano nel Torinese (1943-1945), di Nicola Adduci

  • Dal Fondo Ruggero Zangrandi, di Roberta Sibbio
  • Memorie d’inciampo a Roma, di Annabella Gioia
  • Stolperstein, un inciampo nella memoria, di Bruno Tobia

  •  Il premio ‘Nicola Gallerano’. XIII edizione – 2010
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