Author Archive Silvia Morganti

Nicola Gallerano. Le trasmissioni a Radio Tre

Il 25 giugno l’Irsifar ha organizzato un seminario dedicato a Nicola Gallerano, che dell’Istituto è stato a più riprese Presidente. In seguito, due dei relatori hanno scelto di mettere a disposizione i loro interventi per il sito dell’istituto. Pubblichiamo qui il contributo di Andrea Sangiovanni, dedicato alle trasmissioni radiofoniche curate da Gallerano, per il quale ha attinto al Fondo Gallerano dell’Archivio dell’Irsifar.

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Nicola Gallerano. Le trasmissioni a Radio Tre

di Andrea Sangiovanni

Vorrei innanzitutto ringraziare in modo non formale l’Irsifar per questa iniziativa e per avermi invitato a tenere questa relazione.

Mi scuserete se non entro immediatamente in argomento ma credo sia utile fare una piccola premessa personale, anche per il tono dell’incontro, fra riflessione e memoria, quindi con una inevitabile componente soggettiva.

Quando Annabella mi ha parlato dell’iniziativa su Gallerano e della possibilità che io intervenissi sui suoi programmi radiofonici, ho accettato subito con entusiasmo, tanto è il debito che ho accumulato nel tempo nei confronti del lavoro di Gallerano, anche semplicemente come lascito ideale e come – direi – persistenza di alcune sue intuizioni e ricerche nel dna stesso dell’irsifar. Subito dopo, però, è subentrato un po’ di timore – quasi reverenziale – anche perché io non ho mai conosciuto personalmente Gallerano e ho incontrato le sue ricerche solo nel corso della mia formazione, anche se hanno avuto un ruolo importante. Il timore, poi, è accresciuto dal fatto che qui ci sono alcuni dei protagonisti di quella stagione di studi e dei programmi di cui vi devo parlare: persone a cui – di nuovo – devo molto e che sono state centrali nella mia formazione e che sicuramente potrebbero dire molte più cose (e molto più giuste) di quante non ne potrò dire io adesso.

Per queste ragioni, dunque, ho pensato che il contributo di una qualche originalità che potrei dare a questo pomeriggio dovrebbe basarsi proprio su questa distanza generazionale. Vorrei quindi ragionare con voi del ciclo di trasmissioni Guerra e vita quotidiana in Italia tra 1943 e 1945 mettendolo a confronto con una delle cose di cui mi sto occupando ultimamente, ovvero gli attuali modelli di racconto storico in formato audio, i podcast.

Entrando finalmente in argomento, la prima cosa da dire è: di che cosa stiamo parlando?

Di un ciclo di trasmissioni radiofoniche intitolato, appunto, Guerra e vita quotidiana in Italia tra 1943 e 1945 che va in onda su Radiotre dal 6 novembre all’11 dicembre 1984, intorno alle 22,30. Le puntate hanno una durata variabile, tra i quaranta e i cinquanta minuti, qualcuna anche di più, e il ciclo è nettamente diviso in due parti, con una puntata di interludio. La prima parte è intitolata La Repubblica del Nord e consta di 5 episodi (parti, nel linguaggio dell’epoca). È curata da Giovanni De Luna, per la regia di Bruno Gambarotta, ed è realizzata negli studi di Torino della Rai. Il primo episodio s’intitola Vivere con le bombe. Ne seguono tre dedicati a La guerra in città intitolati rispettivamente: La riduzione del tempo e dello spazio, Il pane e la legna, La voglia di vivere. L’ultimo, infine, è dedicato a La guerra nelle campagne e s’intitola La strategia per la sopravvivenza.

Il 24 novembre c’è la puntata di interludio, la sesta del ciclo, intitolata 16 ottobre 1943. Strategia della sopravvivenza per gli ebrei romani durante l’occupazione e curata da Anna Foa e David Meghnagi.

E infine, dal 27 novembre all’11 dicembre ci sono le cinque puntate conclusive dedicate al Regno del Sud. Queste sono quelle curate direttamente da Nicola Gallerano, con la regia di Sergio Vecchio: nelle prime tre Gallerano è anche la voce narrante. I titoli sono, rispettivamente: Terra incognita? Gli americani e l’Italia; Contadini contro cittadini; e È arrivata l’America? Gli anni del mercato nero. Nelle ultime due, invece, Gallerano compare come ricercatore, mentre quelli che erano citati come ricercatori nelle precedenti puntate, sono ora gli autori: Guido Crainz per la quinta puntata intitolata Propaganda e informazione tra Eiar e Rai e Lidia Piccioni, sempre insieme a Crainz, per l’ultima intitolata L’Arcipelago liberato, Roma e il sud. Crainz è anche la voce narrante di queste due ultime puntate.

Nell’archivio Gallerano ci sono tre fogli manoscritti con un testo che spiega il programma: dal tono si può ipotizzare che fosse un articolo, però il testo non è completo e io non l’ho trovato poi pubblicato.

Il testo dice:

«A partire da martedì 6 novembre, va in onda su Radiotre un programma in 11 puntate sulla seconda guerra mondiale in Italia. In primo piano non sono gli aspetti militari e neppure le vicende politiche o la Resistenza ma i loro effetti e i modi in cui furono vissuti dalla grande maggioranza della popolazione. Vita quotidiana, dunque: una quotidianità “anomala”, sconvolta dalla eccezionalità e dalla inaudita carica distruttiva degli eventi bellici…»

Ho pensato che fosse utile citarvelo, sia per introdurre le carte dell’archivio Gallerano, che sono molto utili per ricostruire la genesi del programma, sia per mettere subito in evidenza un elemento fondamentale del programma: il punto di vista è quello “dal basso”, delle vicende soggettive, delle memorie e dei vissuti. Una storia sociale e culturale, che potremmo quasi definire “piccola” (soprattutto per quella stagione storiografica) ma non per contrapporla alla “grande storia”: infatti, la lezione di Gallerano è che questa storia sociale e culturale debba essere affiancata a quella politico-istituzionale perché permette di capire meglio quella stagione. Una lezione di metodo e un’originalità di sguardo notevoli per l’inizio degli anni Ottanta.

Ancora un documento dall’archivio Gallerano: un appunto preparatorio per una trasmissione che, pur riferendosi allo stesso tema, va in onda dieci anni dopo. Sono infatti datati 4 luglio 1995 e, pur non essendo citata, la trasmissione dovrebbe essere una puntata di Storia d’Italia, condotta da Stefano Catucci, all’interno del contenitore Radiotre Suite.

Ve lo faccio vedere perché mi sembra interessante quello che c’è scritto all’inizio e che poi è stato cancellato: la memoria e la storia. Guardare questo appunto è come aprire la “cassetta degli attrezzi” dello storico Gallerano e seguire (o meglio: ipotizzare) la sua riflessione, il modo in cui pensava di sviluppare il discorso, e di come però abbia poi cambiato idea perché non si trattava tanto di memoria (parola oggi molto usata ma concetto scivoloso per lo storico), quanto – com’è scritto subito sotto – di un incontro fra culture e civiltà differenti.

Come potete notare, ci sono anche degli appunti sulle musiche: tre brani che costituiscono un po’ una strada interpretativa. Il primo è un boogie woogie, l’incontro con una cultura musicale diversa ma già presente – sebbene mediata – in Italia. Il secondo è Tammuriata nera che è proprio la canzone dell’incontro e dell’assimilazione con la cultura altra proveniente dagli Stati Uniti (e che Gallerano canta anche, in una delle puntate di Guerra e vita quotidiana in Italia). E infine c’è Tu vo’ fa l’Americano che, sebbene di alcuni anni dopo, rappresenta bene il modo in cui l’assimilazione tra culture avviene, una assimilazione mediata dall’ironia e quindi distaccata.

Mi sembra significativo che la musica sia tenuta presente da Gallerano negli appunti preparatori di un programma. Perché anche questo indica la sua modernità di storico che considera la musica, le canzoni, non come un sottofondo, un elemento accessorio, di abbellimento, ma anzi come un elemento portante del discorso, una fonte per un discorso storico.

Torniamo a Gallerano: begli anni Ottanta, collabora assiduamente con Radiotre. Quelli sono gli anni della direzione di Enzo Forcella, che era iniziata nel 1976 e durerà un decennio.

Per esempio, dall’80 all’86 Gallerano partecipa alla Rassegna delle rassegne, ovvero la rassegna stampa delle riviste culturali, per cui cura periodicamente la sezione tematica dedicata alle riviste di storia.

Oppure partecipa come ospite, insieme a Claudio Pavone, nella trasmissione di Guido Crainz sull’8 settembre 1943 dal punto di vista dei media intitolata Se una storia si farà, che va in onda l’8 settembre 1983.

E credo che sia importante sottolineare quella che può apparire solo una coincidenza ma che, invece, sembra avere un ruolo importante nell’elaborazione di questo progetto radiofonico. A partire dal 1979,  Forcella è anche il presidente dell’Irsifar (e Gallerano lo era stato subito prima, dal 1976 al 1979). Pur non essendo uno storico, Forcella aveva sempre avuto una particolare attenzione per la storia e la ricerca storica, da Plotone d’esecuzione al lavoro uscito postumo sulla Resistenza in convento, passando per il saggio sul blackout informativo dell’8 settembre, un “suo” tema, che torna anche in queste trasmissioni radiofoniche. Così come tornano una sensibilità per la storia dal basso, soggettiva, fatta di molti materiali e fonti che solo in quegli anni iniziavano a destare l’interesse degli storici professionali.

Insomma, al di là degli indubbi meriti di chi ha realizzato il programma, mi sembra che sia necessario ricordare che in quella Radiotre si creano delle condizioni del tutto particolari per un lavoro innovativo, che in parte si lega alla grande tradizione degli audiodocumentari ma che, allo stesso tempo, è una sorta di messa a punto di una stagione di ricerche che qui possono essere presentate ad un pubblico ampio e con un linguaggio in parte nuovo. Gli anni della direzione di Forcella, infatti, sono anni particolarmente felici per Radiotre: è una stagione iniziata subito dopo la riforma della Rai, di profondo rinnovamento ma anche, allo stesso tempo, di difficoltà per la radio, vista ormai sempre più come la “sorella minore” della televisione, la cui governance, quindi, viene modellata proprio sulla base di quella televisiva, peraltro con una netta separazione tra la rete e le testate giornalistiche. Nel corso del tempo, questo modello organizzativo, unitamente alla concorrenza delle radio private, porterà ad un calo degli ascolti, finché, a partire dall’87 la platea radiofonica delle private supererà quella della Rai.

Quando nasce nel 1976, Radiotre viene dalla tradizione prestigiosa ma polverosa del Terzo Canale culturale, nel quale la cultura era intesa come qualcosa di elitario. È proprio Forcella a rompere questo clima, aprendo la rete alle voci nuove, innanzitutto delle donne e dei giovani, ma anche all’informazione, attraverso Prima pagina e Spazio Tre (e poi Terza pagina). Spiegando il suo progetto di radio sul Radiocorriere TV, Forcella scrive a metà anni ’70 che «Cultura non vuol dire “élite” ma informazione e in quanto tale essa deve essere allargata a tutti». E aggiunge: «Prima ci si rivolgeva ad una ristretta platea di “accademici universitari”, adesso cerchiamo di agganciare quel pubblico nuovo da cui emerge la domanda culturale».

Ci riuscirà, perché, nonostante le critiche che arrivano sul Radiocorriere TV – e a cui Forcella risponde cortesemente ma fermamente –, gli ascolti aumentano, anche se Radiotre rimane sempre la meno sentita fra le emittenti Rai. Certo, i dati ci dicono anche che tra gli anni Settanta e Ottanta, il pubblico è ancora abitudinario, soprattutto quando è maturo e colto come quello di Radiotre. Infatti, è soprattutto il pubblico delle reti locali e delle private a praticare un ascolto casuale e distratto, cosa che il tipo di programmi di Radiotre evidentemente non permetteva. Di sicuro non lo permetteva Guerra e vita quotidiana in Italia che, tuttavia, è anche uno di quei programmi capaci di interpretare e intercettare – almeno in parte – la nuova “domanda culturale” di cui la rete voleva farsi interprete.

E, del resto, quelli sono anni in cui questa nuova domanda culturale si riflette anche sul piano storiografico, che proprio allora attraversa una importante stagione di rinnovamento.

E direi proprio che Guerra e vita quotidiana si colloca nel punto d’intersezione tra una nuova forma di comunicazione della storia, intendo una storia raccontata attraverso la radio utilizzando il linguaggio radiofonico, e una stagione storiografica nuova. E, infatti, proprio il tema centrale della trasmissione, la dimensione quotidiana nel Regno del Sud, avrà il suo esito storiografico nel convegno L’altro dopoguerra e nella successiva pubblicazione.

Passiamo quindi al programma, che si può ascoltare su RaiPlaysound.

Qui potete vedere la prima pagina del copione – ancora non “trattato” – che si trova nelle carte di Gallerano.

La struttura è tradizionale e alterna diversi elementi:

  • Un testo principale, che è letto dallo stesso Gallerano, e che spesso per lunghi tratti non è accompagnato da nessun sottofondo musicale;
  • Una musica – tutta d’epoca, spesso tratta dai dischi originali, come viene detto ad un certo punto e come si deduce dai rumori del disco stesso – che spezza il testo e accompagna l’ascoltatore da un tema ad un altro;
  • le testimonianze – lettere, diari, brani letterari – lette da attori;
  • talvolta delle interviste

A sentire oggi Guerra e vita quotidiana in Italia tra 1943 e 1945 ci sono diverse cose che colpiscono. Soprattutto se lo confrontiamo con la maggior parte dei podcast storici presenti sulle piattaforme di ascolto.

Innanzitutto, colpiscono la ricchezza delle fonti e la profondità della lettura interpretativa. È un programma che, seguendo la lezione degli audiodocumentari, non si limita a narrare un evento, come accade nella maggior parte delle produzioni odierne, ma si prende il tempo per spiegare e fornire delle chiavi interpretative.

E lo fa con una scrittura profonda: vorrei dire, una scrittura molto più vicina a quella di un saggio che a quella di un testo divulgativo o radiofonico. Una scrittura molto diversa da quella che oggi si è soliti trovare nel podcast, anche storici, che è invece una scrittura più narrativa, con una costruzione che punta a coinvolgere ed emozionare l’ascoltatore, con forme di storytelling – appunto – emozionali, basate sullo show, don’t tell.

Una conferma viene proprio dal copione: gli elementi paratestuali ovviamente sono diversi ma la struttura è proprio quella di un saggio, in cui le puntate sono i capitoli, e i paragrafi sono i blocchi di testo separati o dagli elementi sonori (gli stacchi musicali) o le citazioni. E, infatti, ogni blocco di testo è accompagnato da un numero, appunto come se fosse un paragrafo.

Nella pagina iniziale del copione c’è un appunto che mi sembra confermare quanto sto dicendo: «La seconda e la terza parte hanno una numerazione progressiva delle pagine perché sono state concepite in modo unitario». Poi, segue un’annotazione per così dire “radiofonica”: se il testo dovesse risultare troppo lungo per la puntata potrebbe essere separato con piccoli aggiustamenti.

Anche il modo in cui Gallerano legge il testo rinforza la sensazione di trovarci di fronte ad una scrittura profonda, di tipo saggistico, più che divulgativo.

Come potremmo definire la sua performance? efficacemente neutra? Come narratore, ovviamente, Gallerano non fa una lettura attoriale, interpretativa. Anzi, adotta un tono piano che, però, non è piatto, e presenta le giuste sottolineature e gli opportuni cambi di tono e di timbro per farsi seguire e mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore.

L’attenzione dell’ascoltatore è stimolata anche dalle fonti che vengono usate: molta letteratura, molti diari, molte lettere. Tutte fonti fortemente soggettive, cioè, che sono quindi emozionanti ed appassionanti, e la cui dimensione emotiva è sottolineata dal fatto che vengano lette da attori. Allo stesso tempo, però, esse non sono solo “colore”, abbellimento di un testo, ma ne sono parte integrante: introducono un tema, un punto di vista, un elemento contraddittorio e rivelatore del mondo complesso che il documentario presenta.

Anche qui abbiamo una conferma che viene dal copione: tendenzialmente questi copioni sono piuttosto puliti, e presentano poche correzioni. Ovviamente non sappiamo a che stadio di elaborazione siano: probabilmente sono in uno stato di elaborazione quasi conclusivo, e per questo non ci sono molti cambiamenti. Infatti, ci sono anche alcune pagine di una delle puntate successive molto rimaneggiate.

Comunque, vi faccio vedere qui un esempio di questi cambiamenti, che mi sembra interessante per notare il lavoro sullo stile espositivo che punta alla sintesi ed è molto attento a non essere didascalici ma, allo stesso tempo, a non cercare un’eccessiva sottigliezza analitica che potrebbe risultare poco comprensibile.

Non sappiamo con precisione se queste annotazioni siano dello stesso Gallerano o, com’è più probabile, del regista, o comunque frutto di una discussione tra i due. Ma, in ogni caso, è interessante questo processo di semplificazione della scrittura.

Per esempio, su una questione essenziale come quella della “democratizzazione” il testo iniziale viene eliminato per rinviare semplicemente alle parole di una testimone d’eccezione, evidentemente considerate sufficientemente efficaci ed esplicative.

Scriveva infatti:

«“Democratizzazione” è un concetto ambiguo: può significare l’auspicio a un puro e semplice ripristino delle forme di un governo rappresentativo sotto la pesante tutela alleata; la trasmissione di modelli di vista, valori e comportamenti dei paesi vincitori, considerati i migliori possibili e legittimati appunto dalle vittorie militari; una sincera enfasi democratica, che cerca interlocutori tra le forze politiche italiane della sinistra democratica».

Tutto questo viene eliminato per rinviare semplicemente alle parole di Bourke-White: «Ecco ad esempio l’opinione della…»

L’abbondanza delle fonti, l’articolazione dell’analisi, e i precedenti lavori di Gallerano, ci fanno capire come questo documentario non sia un episodio estemporaneo ma il frutto maturo di una lunga ricerca che Gallerano portava avanti da molti anni e che, in quegli stessi anni, avrebbe prodotto altri risultati come il convegno dell’Irsifar e il volume L’altro dopoguerra, edito proprio nel 1985. Guerra e vita quotidiana è – diciamo così – la sua versione non accademica, per non specialisti.

E questa è la differenza più grande dal modello odierno dell’audioracconto di storia: che la maggior parte dei podcast di storia non sono il frutto di una ricerca originale, ma la sintesi di narrazioni già prodotte, in cui ciò che conta è soprattutto, appunto, la narrazione, lo storytelling.

Tanto Guerra e dopoguerra è complesso e riflessivo, stratificato, un lavoro in cui si coglie la capacità dello storico di ricondurre ad unità e linearità una vicenda articolata e contraddittoria, molteplice, e costituita da una pluralità di punti di vista che si intersecano e si accavallano (e infatti è spesso costruito su opposizioni binarie come contadini e cittadini, che certo semplificano ma, allo stesso tempo, hanno la capacità di illustrare la contraddittorietà); tanto oggi si preferisce un racconto emotivamente coinvolgente ma lineare e poco contraddittorio e articolato.

E infatti il testo di Gallerano adotta la terza persona o la forma impersonale del racconto storico; mentre i podcast spesso adottano un registro emotivo, a cui si presta bene la prima persona della narrazione finzionale. La maggior parte dei podcast, per quanto in molti casi facciano dell’ottima divulgazione, possono essere considerati come un prodotto d’intrattenimento; qui, invece, abbiamo un approfondimento.

Ecco, io credo che sia questo il punto fondamentale, e anche l’alta cifra del lavoro di Gallerano. Questo documentario è la trasposizione in formato radiofonico dell’UPS di Gallerano, cioè del suo modo di interpretare e intendere l’Uso Pubblico della Storia: una storia che si colloca fuori dagli ambienti accademici ma che, allo stesso tempo, non rinuncia alla complessità e alla specificità della storia. Qualcosa che non deve essere demonizzato in quanto appropriazione politica ma che, anzi, deve essere praticato perché capace di generare molti frutti.

Forse oggi l’ascolto di queste puntate potrebbe risultare ostico ad un pubblico poco abituato a narrazioni complesse, che richiedono attenzione e concentrazione, però, sicuramente, continuano ad essere un modello di narrazione storica con strumenti non accademici. Qualcosa che ancora oggi molti storici fanno fatica a pensare come parte integrante della loro professione, e che invece Gallerano non solo aveva capito molto bene, ma che praticava anche con grande abilità e, anche, credo, con la capacità di fertilizzare chi lavorava con lui. E questo, accanto ai risultati delle sue ricerche, all’originalità del suo sguardo, è un altro segno – mi viene da dire – della sua modernità.

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L’IRSIFAR augura buona estate!

Buone vacanze a tutti e tutte!
L’Istituto sarà chiuso dal 21 al 31 luglio e dal 7 agosto al 25 agosto.

Arrivederci!

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per Nicola Gallerano (1996-2026)

L’IRSIFAR invita tutti e tutte all’incontro per Nicola Gallerano!

dettagli in locandina
vi aspettiamo!

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Le politiche energetiche in Italia – 18 giugno |ore 17

Vi aspettiamo per uno dei temi più attuali e storicamente rilevante!

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Tante volte ancora – incontro 17 giugno ore 17:00

Vi invitiamo a prendere parte alla presentazione del romanzo di Angela Flori, Tante volte ancora (Castelvecchi, 2025). Appuntamento fissato per Mercoledì 17 giugno alle ore 17:00 alla Casa della Memoria e della Storia.
Vi aspettiamo!

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ARCHIVISSIMA 2026 – 5 giugno

Vi aspettiamo!

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Festa della Repubblica 1946-2026: incontro il 3 giugno 2026

L’IRSIFAR vi invita il 3 giugno alle ore 17:00 alla Casa della Memoria e della Storia per l’incontro con storici e storiche sugli 80 anni della Repubblica.
Evento aperto al pubblico interessato fino ad esaurimento posti.

Buon 2 giugno a tutti e tutte!

dettagli in locandina

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La Guerra civile spagnola, novant’anni dopo (1936-2026) – Corso|Convegno|Seminario internazionale, 27 e 28 maggio

PROGRAMMA

 

VI ASPETTIAMO!

I/Le Docenti di ogni ordine e grado per le Attività di Formazione e Aggiornamento riceveranno Attestato finale con certificazione di 10 ore.
L’IRSIFAR è parte della rete degli Istituti storici diretta dall’Istituto nazionale F. Parri di Milano, Ente accreditato e riconosciuto dal MIM per la Formazione, incluso nell’elenco degli enti accreditati secondo la direttiva 170/2016.

 

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8 maggio – Isabella Insolvibile, La prigionia alleata in Italia (1940-1943)

La Presidente dell’IRSIFAR incontrerà il pubblico interessato e la cittadinanza in occasione della conferenza dell’8 maggio.
Vi aspettiamo!

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Forte Bravetta – un luogo, un libro, un progetto – 7 maggio

L’IRSIFAR è lieto di partecipare alla presentazione del libro il 7 maggio in Campidoglio alle ore 16:30, dopo aver seguito e patrocinato il Progetto “Forte Bravetta” dell’IIS “Via Silvestri 301” sin dal suo nascere.

dettagli in locandina

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